Il ruolo del medico legale nei giudizi di responsabilità medica

La figura del medico legale riveste un ruolo fondamentale nei procedimenti giudiziari per responsabilità medica, rappresentando un pilastro essenziale per l’accertamento tecnico-scientifico dei fatti e per la valutazione della condotta professionale dei sanitari coinvolti.

La Legge n. 24/2017, c.d. “Legge Gelli-Bianco”, all’art. 15 ha rafforzato il ruolo del medico legale, prevedendo espressamente che nei procedimenti civili e penali di responsabilità medica l’Autorità giudiziaria sia tenuta ad affidare la consulenza tecnica a un collegio composto da un medico specializzato in medicina legale e da uno o più specialisti nella disciplina oggetto dello specifico procedimento.

Questa scelta legislativa risponde all’esigenza di garantire una valutazione tecnica completa e soprattutto imparziale (super partes).

 

Il medico legale possiede infatti le competenze specifiche necessarie per:

Valutare il nesso di causalità tra la condotta medica e il danno cagionato al paziente

Il medico legale deve verificare l’esistenza del nesso causale tra la condotta posta in essere dai sanitari e il danno provocato al paziente secondo il criterio del “più probabile che non”, una regola quindi meno rigida rispetto a quella dell’”oltre ogni ragionevole dubbio” richiesta nell’ambito penalistico.

Analizzare la condotta del sanitario

Il medico legale deve valutare se il sanitario ha rispettato gli standard di “diligenza qualificata” richiesti dalla legge. Egli non è infatti tenuto alla diligenza generica del buon padre di famiglia, ma alla diligenza più elevata, accurata e specifica del debitore qualificato, ossia del professionista medio appartenente a quella categoria, come prescrive l’art. 1176, II comma, del Codice civile (“Diligenza nell’adempimento”), secondo cui nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata. La responsabilità andrà inoltre esaminata secondo i criteri stabiliti dall’art. 2043 del Codice civile per il medico (“Risarcimento per fatto illecito”) e dall’art. 1218 del codice civile (“Responsabilità del debitore”) per la struttura sanitaria.

Verificare il rispetto delle “linee-guida”

Il medico legale deve accertare se il sanitario, nel suo operare, ha rispettato quanto previsto dalle linee-guida, ossia raccomandazioni di comportamento clinico che guidano le decisioni e i criteri relativi alla diagnosi, alla gestione e al trattamento in specifiche aree della sanità. In loro assenza, deve risultare l’aderenza alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Quantificare il danno

Il medico legale deve infine redigere una perizia nella quale quantifica l’entità del danno subito dal paziente, definendo i punti in percentuale di invalidità, temporanea ed eventualmente permanente, secondo i criteri stabiliti dalla legge.

 

La giurisprudenza ha evidenziato l’importanza della figura del medico legale anche nel contesto del tentativo obbligatorio di conciliazione che, insieme e alternativamente alla mediazione, costituisce condizione di procedibilità della domanda di risarcimento del danno per responsabilità medica ed è utile per provare a comporre la lite prima di instaurare un eventuale giudizio.

A garanzia dell’imparzialità, la legge richiede che i medici legali nominati non si trovino in posizione di conflitto di interessi e siano iscritti in appositi albi, periodicamente aggiornati per garantire la presenza di esperti qualificati in tutte le specializzazioni mediche.

In conclusione, il medico legale rappresenta una figura chiave nell’ambito del contenzioso sanitario, fungendo da garante tecnico-scientifico per l’accertamento dei fatti e la valutazione della responsabilità professionale dei sanitari.

 

Lo Studio NM è a disposizione per approfondire tali tematiche e per offrire una consulenza personalizzata in ambito di risarcimento danni per malasanità.

 

Il ruolo del medico legale nei giudizi di responsabilità medica